Segnalazioni


Conosco da molti anni Michele Zucca e mi ha sempre affascinata la sua capacità di non fare differenze tra le persone e le cose: le tratta tutte con la stessa brusca cordialità, come se le persone fossero sempre sincere come lui e come se le cose fossero persone che hanno solo bisogno di essere messe a proprio agio per cominciare a raccontare storie.

Michele ha fatto molti mestieri e, tra l'uno e l'altro, ha sempre disegnato e dipinto, ma ricordo bene le scrollatine di spalle con cui accennava ai suoi quadri, come se non riuscisse a prenderli sul serio o come se gli sembrassero delle bestioline troppo pigre per seguirlo fin dove lui voleva portarle. Adesso, a cinquant'anni, finalmente le sue creature gli obbediscono e lui può accompagnarle con fierezza in mostre collettive e personali, anzi lo vedo un po' preoccupato quando gli strappano il guinzaglio di mano e se ne vanno nelle case di compratori e di collezionisti. Secondo me può stare tranquillo: queste sue nuove opere sono solo apparentemente ingenue e fresche e scalpitanti, ma hanno dentro in realtà una sapienza antica, una lunga arte della materia che si piega docilmente e si presta ad esprimere contenuti emotivi contemporanei all'oggi.

Michele Zucca ha riscoperto e reinventato il bassorilievo ligneo e lo stiacciato, tecniche di secolare tradizione italiana, intervenendo sulle superfici in modi variegati che sanno di postmoderno. Finiture a gommalacca o a cera sottolineano i valori tattili del legno naturale, velature di colore ad acquerello o a olio e aniline distribuite in modo irregolare sui rilievi fanno emergere o sprofondare sagome, i piani si moltiplicano suggerendo illusionismi al limite del barocco o, al contrario, si appiattiscono in una citazione delle tarsie "a commesso" cinquecentesche. Anche i soggetti sono vari, dalla riproduzione del capolavoro fin troppo noto che, tradotto in legni multicolori, si tinge di ironia, fino al paesaggio onirico o iperrealista. Favole, prospettive urbane, trasformazioni di elementi vegetali o facce umane in incubi leggiadri, nature morte di bottiglie morandiane, l'esotismo di viaggi da marinaio, interni un po' allarmanti con paralumi degli anni Cinquanta.

Qualche esempio si può vedere anche sul web in un piccolo sito dedicato, ma all'immagine mancherà quello che è il pregio più evidente del lavoro di questo scultore: la materia sensuale dei legni, il respiro sottile delle cose che, da vicino, sembrano e forse sono vive come persone.




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Non esistono libri morali o immorali. I libri o sono scritti bene o sono scritti male. Questo è tutto.
Oscar Wilde
(dalla Prefazione al Ritratto di Dorian Gray)
Carmen Covito
 

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